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CHEF BONOLO E IL PROGETTO DI FORMAZIONE A SAN VITTORE

L’importanza della formazione anche nelle Case Circondariali

Oggi vi parlerò di una emozionante e utile esperienza di formazione che il nostro Chef Cristiano Bonolo ha condotto presso la Casa Circondariale di San Vittore. Un progetto nobile, dove la cucina diventa lo strumento grazie al quale si assapora la libertà e una responsabilità sociale.

Ecco la mia intervista per voi!


1. DI COSA SI TRATTA? PARLACI DEL PROGETTO
La Libera Scuola di Cucina è uno spazio formativo che opera presso la Sezione Femminile della Casa Circondariale di Milano San Vittore, che coinvolge donne e giovani adulti detenuti in percorsi formativi, che sviluppano competenze professionali spendibili nel settore della ristorazione. La particolarità della Scuola è quella di inglobare nei percorsi formativi l’organizzazione di eventi didattici “on the job” che coinvolgono, in prima persona, le donne e i ragazzi nella preparazione e nell’allestimento di un appuntamento rivolto alla comunità esterna, consentendone l’ingresso all’interno dell’Istituto e valorizzando momenti di conoscenza del carcere e delle sue complessità, promuovendo in questo modo spazi di “responsabilità sociale”.

2. QUAL È L’OBIETTIVO DELLA FORMAZIONE MA SOPRATTUTTO IL TUO?
All’obiettivo generale di “responsabilità sociale” si aggiunge il mio che è quello di insegnare alle donne e ai giovani adulti detenuti, una cucina differente e di migliorare le loro capacità organizzative in cucina.

3. COME VIENE RECEPITA E VISSUTA LA FORMAZIONE DALLE DETENUTE?
Per le donne e i giovani detenuti, queste sessioni di formazione sono vissute come delle “possibilità”: di uscire dalle celle, di interagire con altri detenuti e con personale esterno al carcere, ma sono anche momenti per conoscere sempre qualcosa di nuovo.

 

4. QUALI SONO SECONDO TE GLI ARGOMENTI E PARTI PRATICHE FORMATIVE CHE HANNO DESTATO PIÙ INTERESSE?
Al contrario di quanto si pensava, hanno tutti dimostrato interesse verso la mia cucina e, nonostante avessi eliminato alcuni ingredienti che loro consideravano indispensabili, sono riuscito a far capire loro una cucina attenta e consapevole, in grado di donare salute e felicità. Per me cucinare è un atto d’amore verso tutti e questa è stata un’ottima occasione per dimostrarlo.

5. QUAL È STATO INIZIALMENTE IL TUO RAPPORTO CON LORO E COME SI È EVOLUTO NEL TEMPO?
Le sensazioni che ho avuto quando si aprono i cancelli del carcere, nel percorrere i corridoi delle celle con gli sguardi addosso… sono difficilmente spiegabili: provavo un mix di senso di disagio mescolato a timore e adrenalina pura. Mi ricordo che mentre attraversavo il corridoio, sentivo il mio respiro affannoso predominante su tutte le spiegazioni che mi stavano dando.
Mi sono però spogliato di ogni pregiudizio iniziale e abbiamo imparato a lavorare insieme. Mi sono affezionato a molti di loro ed è stato molto difficile, al termine del progetto, chiudersi le porte alle spalle.

6. RACCONTACI I MOMENTI PIÙ BELLI ED EMOZIONANTI DI QUESTO PERCORSO
Il percorso formativo ha una durata breve ed è difficile trovare un momento più emozionante di altri. I momenti più belli e che ricordo con gran sorriso e soddisfazione, erano quelli dove i detenuti potevano interagire durante gli eventi con il pubblico esterno, raccontandosi o semplicemente descrivendo la ricetta che avevano preparato.


7. COSA PENSI DI QUESTO PERCORSO E IN COSA TI HA CAMBIATO?
Sono entrato in carcere privo di ogni pregiudizio. Il carcere è una sorta di terra madre, di contenitore, di padre padrone dove i detenuti vengono in qualche modo “protetti”, dove scontano una pena e dove qualcuno cerca anche di redimersi e di cogliere tutte le nuove opportunità. Per me il carcere è stato un mondo nuovo e scoprirlo è stata un’occasione di formazione importantissima. Ogni detenuto aveva una storia che ho ascoltato con attenzione mentre, con molta umiltà, raccontavo la mia. Alla fine ho imparato che spesso la gente non apprezza quello che ha davanti perché non lo comprende: ho imparato a non giudicare prima di conoscere.

8. RACCONTACI I TUOI PROGETTI PER IL FUTURO
Sulla base di questa splendida esperienza, al momento il mio obiettivo è lavorare sempre di più nella formazione e nel sociale.
 

Grazie Chef !

Giada Bonometti  



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